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COM’E’ STATO AFFRONTATO IL TEMA IMMIGRAZIONE IN EUROPA E IN ITALIA
DI ALESSANDRO PARIGI
Il tema dell'immigrazione è un tema recente:
fino alla Prima guerra mondiale non esistevano norme che regolassero i
flussi, ma ci si limitava a frenare l'emigrazione.
Tra
la prima guerra mondiale e la fine del secondo conflitto assistiamo ai primi
veri provvedimenti organici in tema di migrazione. L'Italia, nel frattempo,
si limita a norme (tra il 29 ed il 31) restrittive e sospettose verso lo
straniero. Tra gli anni 40 e gli anni 70 si diffonde tra i più grandi stati
europei l'accoglienza riluttante: i paesi più ricchi (Gran Bretagna,
Germania e Francia) iniziano a necessitare di manodopera. Inglesi e francesi
andranno così a "pescare" nelle colonie, i tedeschi invece cercheranno al di
fuori dei propri confini i tedeschi "etnici".
Nuove
ondate migratorie porteranno anche gli stessi tedeschi ad accogliere altri
stranieri: turchi tra tutti.
Col
73/74 la chiusura delle frontiere durante la crisi; per alcuni essa va
intesa come una copertura, un alibi per distogliere l'attenzione dalle vere
ragioni della crisi, giustificando le politiche di blocco e chiusura.
Con
l'Atto Unico e il sistema Schengen la questione migratoria oltrepassa i
confini nazionali. Con Schengen c'è l'intenzione di promuovere la libera
circolazione dei comunitari e si lavora nell'ottica di trovare soluzioni
comuni per l'annoso problema della clandestinità.
Con
il Trattato di Amsterdam il sistema Schengen viene assorbito nella cornice
comunitaria, da questo momento diventa un tema europeo eliminando strutture
parallele o trasversali (il sistema Schengen partì come accordo al di fuori
della cornice della comunità europea). Ma i nuovi provvedimenti non danno
ancora una soluzione efficace al problema: il potere di iniziativa viene
affidato sia alla Commissione sia ai governi nazionali e questo si rivelerà
un grosso limite per le difficoltà nel trovare punti di convergenza; e come
se non bastasse permane la logica del metodo intergovernativo che consente
ai governi di porre il veto e di arrestare così qualsiasi possibile politica
comune.
Schengen ha funzionato solo parzialmente, soprattutto in tema di controllo e
repressione (diventano importantissimi i contatti e le collaborazioni tra
forze dell'ordine di diversi paesi), ma quando Schengen entrò nella cornice
europea le politiche tese ai diritti degli immigrati si sono rivelate tutte
scoordinate tra i diversi Stati. I provvedimenti relativi ai diritti
politici e sociali restano di competenza nazionale anche se il testo della
costituzione europea prevede competenze comunitarie per questi temi.
Cosa è avvenuto in Italia? Le istituzioni
italiane si sono trovate impreparate su questo tema, perché soltanto negli
ultimi due decenni il Belpaese è diventato terra di approdo. Fino agli anni
80 infatti permanevano leggi risalenti al ventennio fascista.
Col
censimento dell'81 ci si è accorti dell'esistenza nella penisola di persone
d'oltre confine. La politica decide allora di occuparsene confermando
comunque tempi di reazione al problema molto prolungati...ed infatti risale
al '98 (sul territorio già oltre un milione di immigrati) la prima
disciplina organica a firma dei ministri Napolitano (Interni) e Turco
(politiche sociali). Fino al 98 soltanto le leggi cosiddette tampone
(decreti e sanatorie)provvedevano a regolarizzare gli ingressi.
La
Turco Napolitano percorre un iter lungo e travagliato: all'inizio prevedeva
il diritto di voto e leggi d'asilo, poi mutò nella sostanza attraverso i
passaggi parlamentari ma anche seguendo gli umori degli italiani in vista
delle elezioni. Insomma, una legge nata solidarista ma poi molto indurita.
Alla legge del governo di centro sinistra segue la cosiddetta Bossi Fini.
Aldilà delle critiche da entrambi le fazioni, le due leggi presentano molte
sovrapposizioni. Ciò è dato dal fatto che esistono normative europee che
vincolano provvedimenti interni, ma anche per il fatto che il ricorso alle
sanatorie effettuato sia dall'Ulivo che dal Polo comporta entrate alle casse
dello Stato (l'ultima ha rinvigorito l'INPS). Una ragione del reiterato
ricorso allo strumento della sanatoria proviene dalla presenza di Networks
comprendenti attori anche informali che gravitano attorno a tale tema.
L'Italia infatti presenta coalizioni forti pro-migranti che agiscono da
gruppi di pressione sui decisori pubblici, e lo stesso apparato politico
italiano nel corso della storia ha sempre assunto una posizione solidarista.
La
Bossi Fini è il risultato di due documenti a firma Bossi e Berlusconi
(dovrebbe chiamarsi Bossi Berlusconi). Inizialmente ritenuta
incostituzionale e non comunitaria, una volta giunta in parlamento ha
modificato giusto i primi articoli della vecchia Turco Napolitano. Molte
analogie insomma, le uniche importanti differenze si ritrovano nella
permanenza nel cpt: da 30 giorni a 60 giorni.
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