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in primo piano - la tragedia di via quarto dei mille

 

Sabato 21 Giugno

Quanto vale la vita di un lavoratore?
Sindacati di base terranno un presidio a Gerenzano per protestare contro l'uccisione di un egiziano che chiedeva il pagamento dello stipendio del fratello. Il Sindaco ha parlato di pietà, ma se fosse avvenuto l'opposto? Se l'egiziano avesse ucciso l'italiano avrebbe pronunciato le stesse parole o avrebbe cavalcato l'onda dell'insicurezza e della xenofobia?

 

 

Sindacati di base e immigrati (tanti) si sono riuniti questo pomeriggio per condannare i fatti accaduti in via Quarto dei Mille, dove un giovane egiziano è stato ucciso con colpi di arma da fuoco nel cortile dell'impresa presso cui ha lavorato ed a cui chiedeva stipendi arretrati. Insieme a loro giovani socialisti rivoluzionari e no global di Saronno. Dopo il presidio davanti al Municipio è partito un corteo attorno alle venti. Queste le immagini riprese da Incontroweb e disponibili anche su youtube (titolo del filmato: presidio sindacati di base e immigrati. I primi commenti dei curiosi sono stati di condanna per il corteo stesso, bollando come vergognoso il presidio e l'assembramento di nordafricani, alcuni dei quali molto nervosi dopo le vicende di settimana scorsa.

 

Reazioni dopo la visione del filmato:

 

L’Italia s’è desta (ma i “conti” non tornano)

Dalla triste vicenda dell’egiziano ucciso a Gerenzano qualche considerazione generale non generalista.
C’è che gira per cantieri e giura di non vedere più un italiano che svolge la mansione di muratore, blocchista o posatore. L’area milanese che negli anni ha fatto le fortune delle imprese edili delle valli bergamasche con camioncini alle 5 di mattina sulla A4 è ora a completo appannaggio di moldavi, rumeni, marocchini, curdi, egiziani…
Eppure, in Italia il tasso di disoccupazione sale in maniera esponenziale. I figli dei figli dei muratori di un tempo ora hanno una laurea in mano, un vestito blu con le Hogan ai piedi, un SUV luccicante ed uno studio di “consulenza” nei più svariati campi dell’informatica, dell’edilizia o della comunicazione. Tutti piccoli imprenditori, insomma, che sul modello “Milano ‘70” trovano vita facile negli interstizi del mondo del lavoro che consentono a queste persone di autofinanziarsi a spese dei lavoratori contribuenti che elargiscono forzatamente i proventi per poter permettere alla moltitudine di consulenti (spesso collocati peraltro in posizioni strategiche di società di vario titolo non certo per meriti professionali) di tenersi a galla. E poco importa se qualcuno viene a riscuotere il suo dovuto. Magari c’è una pistola a portata di mano per risolvere ogni evenienza.
Nel frattempo leggo della maxi-rissa scoppiata al comune di Brindisi tra italiani ed ex-immigrati ora cittadini italiani per le priorità sulle liste di collocamento nella pubblica amministrazione.
Chissà, magari qualche disoccupato italiano ha fiutato il rischio di doversi cercare un lavoro logorante da cantiere ed allora ha ben pensato che è meglio eliminare il rivale nato fuori dai confini del belpaese piuttosto che rimboccarsi le maniche e smettere di campare col sussidio di disoccupazione.
Anche queste notizie, seppur deprecabili, scompariranno, o magari riaffioreranno tra qualche tempo dagli archivi della nostra memoria, insieme ad Emanuela Orlandi, la Franzoni, la spazzatura in Campania, il pericolo Rom, le intercettazioni, la violenza negli stadi, l’11 settembre, l’oro di Dongo, il ponte sullo stretto e chissà quali altri misteri d’Italia o capitoli della nostra storia. Sembra che ogni tanto l’Italia si risvegli e scopra qualcosa di nuovo che invece già conosce.
Ma le incongruenze rimangono e non imparare niente dagli errori è una gran brutta cosa.

Angelo Colombo
 

 

Aspettando l’onda anomala


Visto filmato manifestazione extracomunitari su You Tube, stop
sono troppi, decisamente troppi (e sicuramente non erano tutti), stop
bisogna imporre un numero chiuso, stop
se penso cosa potrebbe diventare Gerenzano tra 10 anni, stop
mi tremano i baffi, stop
e non solo quelli, stop
STOP, decisamente STOP.

Silvano Conti

 

 

Martedì 24 giugno 2008, dalle 17 alle 20, in piazza del Municipio a Gerenzano. Ecco il manifesto:

immigrati e sindacato in piazza del Municipio 24 Giugno 2008Da Varesenews: A Gerenzano (Va), nel pomeriggio del 17 giugno, un lavoratore egiziano, accompagnato dal fratello e da un amico si è recato presso la ditta per cui da poco aveva smesso di lavorare, per chiedere il pagamento delle sue retribuzioni arretrate.

Il figlio del titolare, ha ritenuto opportuno anziché pagare il dovuto, risolvere la questione sparando e uccidendo said, fratello dell’ex dipendente.

Il figlio del titolare, spaventato o arrabbiato che fosse, ha preferito tirare fuori una pistola piuttosto che i soldi dovuti al lavoratore.

Ma allora quanto vale la vita di un lavoratore, magari immigrato, la cui vita è dettata dalla precarietà o dal ricatto del permesso di soggiorno?

Ci fanno credere che il lavoro sia un privilegio concessoci dai padroni.

Ci costringono a lavori precari, senza diritti, senza sicurezza, magari in nero. E magari qualcuno è disposto anche ad uccidere, piuttosto che pagarci il dovuto, come è successo a said, o a ion cazacu, operaio rumeno ucciso a gallarate nel 2000, perchè non voleva più lavorare in nero e chiedeva di essere assunto.

Gli operai continuano a morire sul posto di lavoro con una media di quattro al giorno per un salario miserabile. stipendi da fame che spesso non arrivano neanche, come succede nei cantieri soprattutto ai lavoratori stranieri.

Quanto vale la vita di un lavoratore?

E' ora di dire basta!

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