I cittadini
onesti non sentono il bisogno di limitare le intercettazioni, il Governo
inizi a pensare ai problemi veri del paese dopo Rete4 e le condanne ai
magistrati.
Qui di seguito una lettera spedita a
Varesenews, tanto
toccante quanto reale
Caro Direttore,
sono Ivano, un ragazzo di 33 anni sposato e con 2 bellissimi bimbi di 2 e
5 anni.
Abito in un appartamentino in una piccola e graziosa corte della provincia
Varesina.
Le scrivo perché vorrei raccontarle delle enormi difficoltà economiche che
stiamo affrontando da troppo tempo.
Per la nostra casetta abbiamo stipulato, nel 2005, un mutuo
venticinquennale con una banca; essendo un mutuo a tasso variabile, le
rate, nel giro di tre anni, sono passate da 490 euro a circa 675 euro al
mese, ben 195 euro in più?!
Per non parlare di tutti gli altri ingenti aumenti che, come lei ben sa,
si sono succeduti a ritmo frenetico in questi ultimi anni per ogni tipo di
bene indispensabile per qualsiasi persona, dal semplice pane ai vestiti,
dal riscaldamento della casa alla benzina, dall’ elettricità alle
medicine, e così proseguendo in un elenco lunghissimo.
Come già da tempo si sente nei telegiornali e si legge sui quotidiani come
il suo, noi siamo una di quelle innumerevoli famiglie che non alla quarta,
bensì alla terza settimana del mese ormai ci arriva con fatica.
Tra me e la mia dolce metà guadagniamo non più di 1900 euro al mese e,
facendo due veloci calcoli si capisce come si fatica non a vivere,
piuttosto a sopravvivere.
Io perlomeno sono assunto con un contratto a tempo indeterminato e porto a
casa circa 1450 euro (comprensivi di detrazioni familiari e di assegni per
i 2 bimbi a carico); mia moglie ha uno stipendio di 450 euro, con un
contratto co.co.pro. invariato da ormai 7 anni, e qualcuno dovrà pur
spiegarci com’è possibile un simile trattamento contrattuale, essendo lei
impiegata come segretaria e non come agente di vendita in un’agenzia
immobiliare?!
Non ha 13esima, la 14esima non sa cos’è, non ha tfr e i contributi
pensionistici sono ridotti al minimo.
Oltretutto per la forte crisi che attraversa il settore immobiliare (e non
solo), il suo principale minaccia la chiusura dell’agenzia da un momento
all’altro, e quindi vive in una incertezza totale.
Non sto qui a raccontare l’enorme quantità di curriculum che abbiamo già
consegnato alle innumerevoli aziende della nostra zona, ma come le dicono
sempre, o comunque le fanno capire “sa, con due bimbi piccoli”.
Siamo già 8 anni oltre il 2000, oltre quello che una volta veniva definito
come “il futuro”, ma mi sembra che su questi argomenti la società odierna
non sia avanzata neanche di un solo piccolo passo.
Il mio stipendio entra in casa, o meglio in banca, il 31 del mese, ed il
1° del mese successivo c’è già la rata del mutuo da pagare; quello di mia
moglie dovrebbe arrivare il 15 del mese (ma a volte si aspetta fino a 10
giorni in più), quando tra cibo, tasse varie, benzina, debiti del mese
prima da saldare e poco altro si è già riazzerato il nostro conto
corrente.
E così, dopo aver pagato gas, enel, assicurazione, bolli vari, telefono, e
dopo aver dato da mangiare ai nostri bimbi ed a noi stessi, alla fine
della terza settimana siamo allo zero assoluto.
Meno male che i nostri genitori, tra una spesa regalata, un pieno alla
macchina e la rata dell’asilo pagata (e a settembre ce ne saranno due?!),
una mano, preziosissima, non la negano mai.
Meno male che abbiamo tanti amici che prima di noi hanno avuto bimbi
piccoli, così ci si passano i vestiti, i giochi e quant’altro serve per la
crescita dei nostri figli.
Meno male che siamo persone positive, riusciamo a vedere quasi sempre il
bicchiere mezzo pieno, abbiamo comunque una visione bella della vita, e ci
fidiamo enormemente della Provvidenza.
Ma di certo con i meno male non si risolve niente; certo, se non ci
fossero non so come saremmo messi adesso, ma noi vorremmo capire una
cosa?:
Lo STATO ( maiuscolo perchè ancora ci crediamo) dov’è? Dov’è stato in
tutti questi anni? Ci farà mai sentire davvero la sua presenza?
Come ho già scritto prima, per i bimbi percepiamo non più di 200? al mese
tra detrazione ed assegni; abbiamo uno sconto, con l’ISEE, di circa 20?
(sì, proprio 20 euro) per la retta dell’asilo, e poi? e poi?BASTA!
Come fa uno Stato democratico come il nostro a non voler accorgersi che
molte famiglie, che sono uno dei capisaldi, se non il più importante,
della nostra società, hanno paura ad avere più di un figlio perché non
sanno se riusciranno mai a mantenerli, ad offrire loro un futuro
tranquillo?
Non esiste una distinzione tra politica di destra o di sinistra su questo
argomento perché pochissimo è stato fatto dall’una come dall’altra parte.
Diminuzione di qualche accisa sullo stipendio, subito compensata da
aumenti delle imposte comunali e regionali; una tantum per i neonati,
abbastanza per coprire, forse, la spesa per i pannolini, ma poi non posso
detrarre il costo del latte artificiale (quasi 1000? All’anno) dal 730
perchè non è considerato alla stregua di una medicina (mia moglie non ha
potuto allattare nessuno dei nostri bimbi, e non certo per una sua scelta,
potendo ne sarebbe stata felicissima!).
E ultimo ma non ultimo, questo finto aiuto per la rate del mutuo.
Ma come, noi già ci siamo impegnati per 25 anni con una banca per
acquistare un appartamento, la rata sale a dismisura non bilanciata da un
adeguamento salariale, e mi vengono a dire che mi propongono di abbassare
la rata prolungando però il mutuo di 5-10 anni, con l’incognita di non
sapere che interessi andrò a pagare?
Ma siamo matti??
Noi non abbiamo la soluzione in tasca per risolvere tutti questi problemi,
ma abbiamo delegato, in anni di elezioni, decine di persone a farlo per
noi, e se in tante altre nazioni le famiglie sono quasi “coccolate” dallo
Stato, non capiamo perché non si possa agire in maniera similare anche qui
da noi.
Qualche settimana fa i miei genitori, dandomi 20 euro per un po’ di
benzina, mi hanno chiesto: “Ti vanno bene?”
Ho risposto che sì, accettavo volentieri quei soldi, ma NO, non andava
assolutamente bene che dopo 10 anni di matrimonio, 2 bimbi, 2 stipendi ed
una casa a rate dovessi andare a chiedere soldi per arrivare a fine mese a
loro e ai genitori di mia moglie.
In quel momento ho avuto un enorme rabbia, una frustrazione grandissima
dentro di me, non tanto perché accettavo dei soldi dai miei (ben vengano
quando ci sono, nessuno li rifiuta, specie quando se ne ha veramente
bisogno), ma perché mi sembrava e mi sembra tuttora impossibile che una
famiglia come le nostra e come noi tantissime altre, non riesca
economicamente a sopravvivere nell’Italia del 2008.
Solo oggi, 9 giugno, ho incassato in banca il mio stipendio (datato 31 del
mese scorso?), perché per girare un assegno da una banca all’altra ci
vogliono circa 7 giorni, ma per prendere soldi dal conto di una persona ci
vuole meno di un secondo; il primo del mese ci hanno quindi prelevato la
rata del mutuo ed è 2 settimane che non facciamo spesa, che sopravviviamo
con le mance?
Abbiamo anche cominciato a vendere ai mercatini degli oggetti, dei libri,
dei giochi che abbiamo in casa, cose alle quali comunque siamo
affezionati, ma che in questo momento valgono molto meno di un po’ di
cibo, e quindi al momento le consideriamo, con dispiacere, superflue.
Ai nostri bimbi, ai quali, con parole adatte alla loro età comunque
spieghiamo ogni giorno questa situazione, cerchiamo di non far mancare
niente, anche perché l’amore che diamo loro è totalmente gratuito, nessuno
potrà mai venderglielo, arriva direttamente dai nostri cuori.
Certo non ci riteniamo, almeno per il momento, ridotti sul lastrico; il
mese scorso, su un giornale di annunci ce n’ era uno che recitava così:
“Famiglia con bimbo, causa sfratto, cerca camper in regalo per viverci”
Beh, non abbiamo avuto parole per la tristezza di parole così tristi, ci
siamo sentiti quasi in colpa per avere, in ogni modo, qualcosa di nostra
proprietà.
Già stiamo pensando ad altre soluzioni nel caso la situazione non
migliorasse (e non ci sono affatto segnali buoni): vendere la casa per poi
viverci in affitto, saldando così il mutuo ed avendo un piccolo capitale
da parte, non avendo però più la proprietà della stessa; trasferirci in
una della tante “case-famiglia”, famiglie allargate, che si stanno creando
un po’ dappertutto visti contesti simili ai nostri; vendere tutto e
trasferirci all’ estero? ma dove? (e poi dove si trova un paese più bello
della nostra amata Italia?).
Insomma, anche se vogliamo che la nostra vita e la nostra famiglia non si
basino sul comunque prezioso denaro, certo non si può affatto nascondere
che per vivere serve, è indispensabile in una società moderna come la
nostra, non si può esistere con il solo amore, con la sola aria che per
fortuna non si paga (...per ora?!).
Poi, certo, quando vedo i miei figli sorridere e penso alla loro innocenza
ed alla loro spensieratezza, sono l’uomo più felice di questa terra.
Ma poi tante, troppe volte guardo la mia Amata e vedo che un po’ di quel
meraviglioso sorriso che mi ha fatto innamorare di Lei si va spegnendo,
diventa una triste disillusione, i suoi splendidi occhi diventano una sola
lacrima sul suo incantevole viso, ed allora dentro di me mi ribello al
mondo intero, mi chiedo se ne vale la pena, mi chiedo perché la nostra
vita deve trasformarsi in una lotta quotidiana per sopravvivere, mi chiedo
perché ai nostri figli non possiamo garantire, per ora, un futuro senza
assilli, senza infinite rinunce.
Ecco, sono giunto alla conclusione del mio sfogo, lo sfogo di uno degli
innumerevoli Italiani arrabbiati, che vorrebbe arrivare serenamente, senza
alcun tipo di pensiero alla fine del mese, senza l’assillo di quella
maledetta quarta (terza?) settimana, e senza l’incognita del nuovo mese
che sta arrivando.
Grazie per il tempo che ha voluto dedicare fino in fondo a questo mio
spaccato di vita, almeno spero visto che legge questa frase; ne faccia
quel che ritiene più opportuno.
Cordiali saluti
Ivano
P.s.: ho spedito questa mia missiva via mail e via posta tradizionale ai
direttori di altri giornali di cui ho trovato l’indirizzo su internet;
qualcuno, nel mare di lettere che arrivano nelle vostre redazioni ogni
giorno, spero che ci dia anche solo una sguardo.