L’ex Primo Ministro, insieme ai più fidati compagni di viaggio, ha perso
per aver puntato troppo sul rigore e la serietà. I manifesti del 2006,
come “La serietà al Governo”, sono stati azzeccatissimi questa volta, a
differenza dei “Meno tasse per tutti” ed “Un lavoro anche per te”.
Il risanamento economico delle casse statali è stato paradossalmente il
tallone d’Achille del Governo: il cittadino ha percepito un allontanamento
netto della politica dai propri problemi quotidiani.
Nemmeno la lotta, finalmente capillare e non solo mediatica, all’evasione
fiscale è bastata, ma è al contrario passato il messaggio dello Stato di
Polizia mandante di spedizioni punitive contro coloro, vittime, che mai
hanno contribuito a sostenere lo Stato ed i servizi di cui tutti
usufruiscono.
Ma ho citato due successi del Governo: risanamento e ricreazione di un
avanzo primario indispensabile per lo Stato con il debito più alto del
mondo, e lotta all’evasione fiscale.
Non sono bastati i tagli del cuneo fiscale alle imprese che mai hanno
avuto tanto da un governo, i bonus “incapienti” e gli aumenti degli
assegni familiari per le classi più disagiate, la riforma del Welfare che
ha posto i primi paletti al precariato, l’aumento del 10% delle
esportazioni di merci italiane rispetto al 2006, la crescita PIL dell’1,8%
nel 2007 (durante l'epoca berlusconiana il dato migliore è stato l'1,5%,
ma in alcuni anni è stata dell'0,1% e 0,2%), i provvedimenti “verdi”
(detrazione del 55% sull’acquisto degli impianti a pannelli solari), non
sono bastate le utili ma poche liberalizzazioni di Bersani, i
provvedimenti a favore dei giovani laureati che hanno difficoltà a farsi
spazio nel mondo chiuso degli ordini professionali, e i maggiori diritti
dei cittadini consumatori come ad esempio la possibilità per un figlio di
assicurare la propria auto con la classe del proprio padre senza partire
dall’ultima categoria.
Tutto questo non è bastato: l’italiano medio desidera soltanto poche
semplici cose, vedere nella busta paga in basso a destra un numero più
alto di quello attuale e non leggere prezzi sempre più alti al
supermercato ed importi salati sulle bollette di luce, gas e acqua. Tutto
il resto è noia.
Mario
Gimmelli è noto ai più come l'ex coordinatore della Protezione Civile di
Gerenzano. Scelto direttamente dalla giunta leghista fin dalla nascita del
corpo stesso, il rapporto s'è gradualmente deteriorato fino a diventare un
scontro ai limiti del personale tra Mario Gimmelli, l'ex sindaco Dario
Cattaneo e l'assessore Borghi. Tutto iniziò con le dichiarazioni dell'ex
coordinatore pubblicate sui maggiori giornali locali, in data
26/1/2007,
dirette alle scelte politiche della giunta circa l'assessorato alla
sicurezza, insieme alla presa di distanza di Gimmelli sull'uscita di
Cristiano Borghi ("pensiamo ad un coordinamento della Prociv e delle forze
dell'ordine per potenziare i controlli contro gli islamici illegali").
Gimmelli sostenne che la sua concezione della Prociv era ben diversa da
quella forse sognata dalla Lega, una sorta di braccio armato contro
l'illegalità soprattutto se "di colore". "Non è giusto generalizzare, ci
sono tanti nordafricani che vivono nel nostro paese onestamente, con un
lavoro ed una famiglia. Piuttosto bisogna prendersela con i proprietari di
case che lucrano sugli extracomunitari, affittandole a prezzi altissimi e
senza curarsi di quanti ci vivono" e conclude "le nostre mansioni (della
Prociv) consistono nella prevenzione e nell'intervento in caso di
situazioni di emergenza".
S'incrina da
qui il rapporto di fiducia, Gimmelli diventa per la Lega un cavallo
indomabile, da annientare il prima possibile. Occorreva ripristinare
l'ordine.
Quella
intervista aveva il sapore di un vero e proprio programma elettorale: si
spaziava dalla sicurezza all'integrazione degli immigrati, dalla
formazione nelle scuole all'aggiornamento costante del sito del Comune.
Insomma, la Lega colpita nei suoi punti deboli: pianificazione,
comunicazione, cultura, senso civico.
Dalla replica
leghista all'allontanamento di Gimmelli il passo è breve: "è venuta meno
la fiducia, il coordinatore ha deciso di fare politica",
queste le parole
dell'ex sindaco Cattaneo. Il Notiziario rilevò un'analogia con la
situazione di Cislago: il sindaco ritirò la delega di coordinatore della
Prociv a Carlo Donzelli perchè candidatosi per una lista civica, ma
Cattaneo precisò che la sua scelta non fu dettata da giudizi politici, ma
perchè volle difendere un'associazione nel quale credeva molto... e
soprattutto perchè i volontari non si sentivano più rappresentati da
Gimmelli. Meno diplomatica Pierangela Vanzulli "Gimmelli ci ha dato dei
razzisti che vogliono perseguire gli extracomunitari , ha offuscato così
l'immagine della Prociv".
Il
finale è tutto
di Mario Gimmelli che sulle pagine del Notiziario fa l'elenco delle
attività promosse dalla Prociv sotto la sua direzione, ed i risultati
raggiunti.
Sicuramente le
prese di posizione di Gimmelli facevano già presagire una sua scesa in
politica, forse il progetto era già quello di correre per le ultime
comunali (pare ci furono incontri tra l'ex coordinatore ed alcune forze
politiche), ma ora diventa importante capire quale sarà l'ambizione di
Gerenzano Nuova, quali grandi forze verranno logorate dalla presenza del
nuovo soggetto politico. Il primo comunicato non ci dà elementi su cui
poter ragionare: una visione generale delle problematiche gerenzanesi sono
cose lette e rilette, ora arriva il difficile. Esporsi per capire quali
sono le vere intenzioni di Gerenzano Nuova - Democrazia Cristiana. Auguri.
Domenica 12 Novembre
Un presupposto da cui non si può prescindere
Il
presupposto su cui è possibile trattare, dialogare, scendere a compromessi
è, a mio modesto parere, la presenza di responsabili della cosa pubblica
che non abbiano avuto conti con la giustizia tali da compromettere la
propria credibilità. E’ una condizione necessaria, anche se non
sufficiente, per governare un paese o anche soltanto per sedere sui banchi
del Parlamento. Non sarebbe un azione da Stato di Polizia, né sarebbe
dettata da qualche infondato senso di giustizialismo estremo, ma la
ritengo la mossa adeguata per fugare da ogni dubbio la trasparenza della
democrazia, e per riavvicinare l’elettore all’eletto ed il cittadino alle
istituzioni. La democrazia non va considerata totalmente compiuta se a
rappresentarla sono personaggi dal passato poco invidiabile, che, in un
Paese normale, non sarebbero ai vertici della società osannati come eroi,
ma occuperebbero nella scala sociale gli ultimi gradini. Allora io mi
chiedo, perché il vigile deve possedere una fedina pulita, mentre il
politicante può aver fatto il bello ed il cattivo tempo a suo piacimento
sporcandosi di reati anche a danno dello Stato (ente che dovrebbe
rappresentare e difendere...)? Forse gestire la cosa pubblica è meno
nobile che dirigere il traffico?
Riportare la Politica nella sua dimensione originaria, quella nata
nell’Antica Grecia per intenderci, è necessario. Per fare questo occorre
determinazione, scelte decise ed una legge che impedisca agli individui
sporcatisi di crimini in forte contrasto con l’attività amministrativa
pubblica. Purtroppo il provvedimento in questione è caldeggiato da
pochissime organizzazioni partitiche, una minoranza, com’è del resto
comprensibile (dal punto di vista dei politici mediocri italiani), allora
la via da seguire è la petizione popolare.