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I costi e benefici del voto, ecco perchè
vince Berlusconi
di Alessandro Parigi
Berlusconi tanto odiato, Berlusconi insultato, Berlusconi pedofilo,
indignati per i comportamenti di Berlusconi, Berlusconi sempre il più
amato dall'elettorato. Dunque?
Come ai tempi della Prima Repubblica quando nessuno si definiva
democristiano e poi le urne immancabilmente sentenziavano la vittoria,
spesso schiacciante, dello scudo crociato, oggi tutti esprimono disprezzo
e indignazione per i comportamenti dissennati di Silvio ma entro le tre
mura di compensato della cabina elettorale, quando non si corre il rischio
di essere additati come collusi, ignoranti berlusconiani, la croce si
traccia proprio lì, sul simbolo azzurro e rassicurante.
Perchè allora il 40% e più vota il Cavaliere?
Diverse concause: da una veloce analisi costi-benefici (percepiti) ad una
serie di motivazioni psicologiche/mediatiche.
Soffermiamoci sulla prima. Analisi costi-benefici percepiti. La domanda
che ci si pone è: in una ipotetica bilancia valoriale e “funzionale”, se
su di un piatto poniamo l'integrità morale, la coscienza ambientalista,
sociale, valori che guidano gli amministratori nel realizzare progetti,
nel risolvere problemi, magari con più lungimiranza, ma in tempi
salomonici; e sull'altro piatto poniamo elementi più risolutivi,
pragmatici, molto più inclini a scendere a compromessi con controparti
meno trasparenti per realizzare progetti che agli occhi degli elettori
appaiono migliorativi per la propria esistenza, quale delle due parti ha
la meglio?
L'elettore medio rinuncia ad avere un proprio rappresentante
dall'altissima integrità morale, relativizza qualsiasi macchia nera sui
curricula politici, per avere in cambio o soltanto percepire una soluzione
per il problema sicurezza, immigrazione, ambiente, tasse, lavoro. Insomma,
il politico che scende a patti e rinuncia a valori per risolvere più
celermente, anche se magari superficialmente, i problemi che attanagliano
gli elettori, si comporta come i propri stessi elettori che rinunciano a
capire nel profondo di che pasta sia fatto il proprio politico di
riferimento ma “in cambio” vogliono soluzioni concrete. Dio li fa e poi li
accoppia. Ed è assolutamente vero che moltissima gente si rivede in Silvio
Berlusconi, sia nel bene che nel male, sia nei valori che nei difetti.
Ma non è mia intenzione dare un giudizio di valore su questa “tecnica” di
scelta elettorale. Voglio solo capire.
Usando una metafora, l'alunno, per avere il proprio rappresentante di
classe, vota un amico con il quale condivide hobby, magari materie
preferite e col quale alla sera va a suonare i campanelli, oppure il primo
della classe, magari figlio del preside?
L'essere umano è fatto anche di debolezze, e se magari predica la pace nel
mondo in piazza, poi vuole che si risolva la questione dell'immondizia
davanti a casa; e se un premier dovesse riuscire a porre fine alla fame in
Angola, ma non ha trovato una soluzione per l'immondizia nelle vie attorno
alla propria abitazione, siate certi che alle prossime elezioni rischia
davvero una scoppola incredibile.
Ricapitolando: politico numero uno, benefici: integrità morale, retaggio
culturale invidiabile, ottima capacità di analisi, costi: lentezza nel
fare provvedimenti, vincoli di tipo morale o provenienti da ipotetici
alleati; politico numero due, benefici: pragmatismo, autorevolezza,
dinamismo, risolutezza, poco incline alla dialettica, costi: passato
burrascoso, problemi con la giustizia, qualche legge ad personam.
Risultato elettorale ipotizzato: vince il politico numero due. Morale:
puoi anche avere un cervello “che Einstein ti fa un baffo”, ma se non
accompagnato da realismo e pragmatismo puoi tranquillamente scrivere libri
e guardare il mondo dalla finestra del tuo studio.
Ecco perchè molta gente vota Silvio. E l'opposizione? Come risolve
l'annosa questione? Coltivare elementi che possano colmare gli handicap di
cui ancora soffre, trovare una strada che non porti loro a diventare
semplicemente la brutta copia dell'originale, togliersi la veste di
professorino che s'indigna e condanna (vedi metafora del rappresentante di
classe), ed avere ancora intenzione di governare questo Paese.
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