Si verifica un conflitto di interessi quando viene affidata un'alta
responsabilità decisionale ad un soggetto che abbia interessi personali o
professionali in conflitto con l'imparzialità richiesta da tale
responsabilità, che può venire meno visti i propri interessi in causa.
Il verificarsi di un conflitto non costituisce di per sé prova che siano
state commesse scorrettezze, può tuttavia costituire un'agevolazione nel
caso in cui si cerchi di influenzare il risultato di una decisione per
trarne un beneficio. L'essere in conflitto di interessi ed abusare
effettivamente della propria posizione restano però due aspetti distinti: un
soggetto coinvolto, infatti, potrebbe non agire mai in modo improprio.
Tuttavia un conflitto di interessi esiste a prescindere che ad esso segua
una condotta impropria o meno.
Esempi di conflitto di interessi possono essere:
un politico che abroga, istituisce o modifica una legge che lo imputa di un
qualche reato o che lo coinvolga in qualche modo;
un pubblico ministero che giudica un proprio familiare o conoscente in una
causa;
la partecipazione ad un appalto o transazione essendo a conoscenza dei
termini riservati di proposta;
il presidente di un organo di garanzia che possiede o è concorrente di
un'azienda oggetto dell'analisi di tale organo;
uno studente che insegni una qualsiasi materia presso il corso di laurea al
quale è iscritto.
Gli ordinamenti giuridici democratici internazionali sono solitamente
garantisti e contrari allo sfruttamento della propria posizione per
interessi personali a discapito di altre parti in causa; dispongono
perciò di specifiche leggi che non permettono - o tentano di scongiurare
- il verificarsi di tali conflitti.
Ad imprenditori o magistrati sono di solito interdette funzioni
pubblico-istituzionali.
In Italia il problema si è presentato in forme di una certa rilevanza
in particolare da quando Silvio Berlusconi prese parte alla campagna
elettorale del 1994 per coprire la carica di Primo Ministro (carica che
ricoprì anche dal 2001 al 2006). Il conflitto era in questo caso
rappresentato dalla titolarità contemporanea di funzioni pubbliche, del
gruppo televisivo Mediaset, e di altre proprietà sulle quali vi sarebbe
stata possibilità di legiferazione (settore assicurativo, sportivo, edile,
ecc.). Per alcuni politici di parte avversa, inoltre, tali conflitti
potevano essere causa d'ineleggibilità e di incompatibilità di cariche in
base alle legge italiana sulle concessioni pubbliche.
Nella supposizione che il possesso di alcuni media potesse costituire un
possibile vantaggio elettorale, fu sostenuto altresì che sussistesse una
sostanziale incostituzionalità, in quanto l'articolo 51 della Costituzione
Italiana stabilisce che "tutti i cittadini (...) possono accedere agli
uffici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza" e che la
possibilità di orientare la comunicazione avrebbe potuto minare tale
effettiva eguaglianza.
Nel 1996 il senatore Stefano Passigli propose un disegno di legge
che, tra le altre cose, prevedeva che il funzionario pubblico con un
patrimonio eccedente una certa somma dovesse affidarlo in gestione ad
un'apposita società indipendente (blind trust o fondo cieco). Il d.d.l. non
venne approvato. La questione fu però ripresa dallo stesso Governo
Berlusconi II con la Legge n. 215 del 2004 (Norme in materia di risoluzione
dei conflitti di interessi). Si è eccepito che la legge sarebbe risultata di
ben poca rilevanza per la risoluzione del conflitto, poiché si limitava a
prescrivere che l'imprenditore individuale provvedesse a nominare uno o più
institori, cioè una o più persone di fiducia (figli, parenti, amici, e
perciò soggetti non realmente indipendenti) cui affidare l'effettiva
gestione aziendale. (tratto da Wikipedia)